Scadenza della dichiarazione di successione: entro quando va presentata

Aggiornato a ottobre 2026. A cura di Dott. Giuseppe Di Gabriele, dottore commercialista.

In breve

  • La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che di solito è la data del decesso.
  • Se la presenti in ritardo le sanzioni vanno dal 45% al 120% dell’imposta dovuta, ma si possono ridurre con il ravvedimento.
  • Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 l’imposta si calcola nella dichiarazione e si paga entro 90 giorni dal termine di presentazione, oppure subito.

Quando scade: 12 mesi dal decesso

Il termine ordinario è di 12 mesi dalla data di apertura della successione. Per chi è scomparso, coincide con il giorno del decesso. Un esempio semplice: se la persona è morta il 15 marzo 2026, la dichiarazione va presentata entro il 15 marzo 2027.

Il conto parte dal giorno della morte, non da quando ti decidi a occuparti della pratica e non dal giorno in cui apri il testamento.

Chi sono eredi, legatari e chiamati all’eredità

La dichiarazione la devono presentare loro, quindi conviene capire chi è chi.

  • Chiamato all’eredità: chi ha diritto a ricevere l’eredità, per legge o perché indicato nel testamento, ma non l’ha ancora accettata. Finché non decide è solo “chiamato”: può accettare oppure rinunciare.
  • Erede: chi ha accettato l’eredità. Subentra al defunto in tutto o in una quota, e riceve i beni ma risponde anche dei debiti (a meno che non accetti con beneficio d’inventario).
  • Legatario: chi riceve per testamento un bene preciso, per esempio un appartamento, un’auto o una somma di denaro. Di regola non risponde dei debiti del defunto.
  • Legittimari: coniuge, figli e, in loro mancanza, genitori. La legge riserva loro una quota minima dell’eredità, anche se il testamento dice altro.
  • Altri soggetti: chi rappresenta o amministra l’eredità per conto di altri, come il genitore o il tutore di un minore, il curatore dell’eredità giacente e l’esecutore testamentario.

Se non c’è testamento, l’eredità va per legge ai parenti più stretti: coniuge, figli e, in loro mancanza, genitori, fratelli e sorelle e gli altri parenti fino al sesto grado. Se non c’è nessuno, allo Stato. Le quote dipendono da chi c’è: te le spiego io nel tuo caso.

Chi deve presentare la dichiarazione

Devono presentarla gli eredi, i chiamati all’eredità e i legatari, oppure i loro rappresentanti legali. Se le persone obbligate sono più di una, ne basta una sola. Esistono anche altri soggetti tenuti a farlo, come gli amministratori dell’eredità e i curatori dell’eredità giacente.

La dichiarazione non è obbligatoria quando ricorrono insieme tre condizioni: l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto, il suo valore non supera 100.000 euro e non comprende immobili né diritti reali immobiliari. Se anche una sola condizione manca, l’obbligo c’è. Non devono presentarla nemmeno i chiamati che hanno rinunciato all’eredità prima della scadenza.

Quando il termine parte da una data diversa

In alcuni casi il termine non parte dal decesso. Per i rappresentanti legali degli eredi o dei legatari, per i curatori dell’eredità giacente, per gli esecutori testamentari e per i trustee, i 12 mesi decorrono da quando hanno avuto notizia legale della loro nomina. Ci sono poi altre situazioni particolari, per esempio nelle eredità accettate con beneficio d’inventario. Se hai dubbi su quale sia la tua data, scrivimi: la verifichiamo insieme.

Quando si paga l’imposta

La scadenza della dichiarazione e quella del pagamento sono due cose diverse.

  • Successioni aperte dal 1° gennaio 2025: l’imposta di successione si calcola direttamente nella dichiarazione (autoliquidazione). Si versa subito, insieme alla presentazione, oppure entro 90 giorni dal termine di presentazione.
  • Successioni aperte prima del 1° gennaio 2025: l’imposta la calcola l’Agenzia delle Entrate e ti manda un avviso di liquidazione. Si paga con il modello F24 entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso.
  • Se c’è un immobile: ci sono anche le imposte ipotecaria e catastale, il bollo e la tassa per i servizi ipotecari e catastali. Te le calcolo io e ti dico quando e come versarle.

Se l’importo è di almeno 1.000 euro si può chiedere la rateizzazione, con un acconto del 20% e il resto in rate trimestrali. Per capire quanto pagherai, usa il calcolatore dell’imposta di successione.

Cosa succede se presenti la dichiarazione in ritardo

Una dichiarazione presentata dopo i 12 mesi, ma prima che l’Agenzia delle Entrate notifichi un avviso d’ufficio, viene comunque liquidata (risoluzione n. 66/E del 20 dicembre 2024). Ma il ritardo ha un costo:

Quando la presentiSanzione, se è dovuta impostaSe non è dovuta imposta
Con un ritardo fino a 30 giorni45% dell’impostada 150 a 500 euro
Con un ritardo superiore a 30 giorni, o se non la presenti120% dell’impostada 250 a 1.000 euro

A queste somme si aggiungono gli interessi. Gli importi valgono per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024. Le norme sulle sanzioni sono cambiate più volte di recente, quindi la cifra esatta va verificata sul tuo caso.

Il ravvedimento operoso permette di ridurre la sanzione: se regolarizzi spontaneamente, prima che l’ufficio ti contesti la violazione, paghi imposta, interessi e una sanzione ridotta. Più sei veloce, più la riduzione è alta. Per questo non conviene aspettare.

Come ti aiuto io

Se mi scrivi, ti richiamo entro 24 ore, controllo la data da cui parte il tuo termine e ti dico esattamente quali documenti servono. Poi lavoro la pratica online: presento la dichiarazione entro 7 giorni lavorativi dalla consegna completa dei documenti, o ti faccio uno sconto del 50%.

Altre guide

Fonti: Agenzia delle Entrate: come presentare la dichiarazione · Agenzia delle Entrate: chi deve presentare la dichiarazione · Agenzia delle Entrate: come pagare le imposte · Agenzia delle Entrate: risoluzione n. 66/E del 2024 · Testo unico successioni, art. 50 (Brocardi)

Le informazioni di questa guida sono di carattere generale e non sostituiscono la valutazione del tuo caso concreto.

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